Dedicato a Vanni che oggi festeggia l'onomastico. Le feste dei due san Giovanni, Battista ed Evangelista, coincidono con i solstizi: quella di san Giovanni Battista o san Giovanni d'estate ricorre il 24 giugno, quella di san Giovanni Evangelista o san Giovanni d'inverno ricorre il 27 dicembre. Nella notte di san Giovanni Battista, secondo un'antica credenza, il sole si sposa con la luna: di qui il rito dei falò e l'"incantesimo" delle noci, che proprio in questa notte si devono raccogliere dall'albero per la preparazione del nocino, il liquore ottenuto dall'infusione delle noci ancora non mature nell'alcol. E così, tra processioni, bande musicali, falò e sagre, rivivono riti e tradizioni legate a san Giovanni Battista, alla cui personalità coraggiosa e battagliera si ispira il proverbio "San Giovanni non vuole inganni", come si addice a chi simboleggia il "comparatico", cioè quel vincolo di parentela spirituale che lega compari e comari di battesimo e di matrimonio rispettivamente ai loro figliocci e ai due sposi. AUGURI!!!
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Che Siviglia sia un luogo speciale lo intuisco subito. Ad accogliermi la temperatura gradevole del suo clima e il buonumore della sua gente tollerante ed ospitale. A stupirmi i suoi simboli storici e religiosi : la Giralda, la Cattedrale, la Torre dell’Oro, l’Arena della Real Maestranza e, meraviglia delle meraviglie, l’Alcazar, testimonianze, tutte, di un passato glorioso che bene si armonizzano con quelle di un futuro che è già presente nelle forme avveniristiche dei ponti della Barqueta e dell’Alamillo sul Guadalquivir: Ma è nelle viuzze dei quartieri moreschi e nelle grandi piazze che pulsa il cuore di Siviglia: qui, nei caratteristici locali dove si beve birra o vino e si gustano le tipiche tapas, vive una movida senza età; qui riecheggia il ritmo appassionato del flamenco, che, musica canto danza, coniuga l’eterno verbo dell’amore. Siviglia è anche la “Feria d’Abril”, quando le donne sivigliane, senza distinzione di età e di taglia, con procedere regale e sguardo fiero, indossano i tradizionali abiti da flamenca, vestiti dai colori sgargianti e dalle forme sinuose, per festeggiare con i loro caballeros l’arrivo della primavera, danzando nelle casetas o assistendo alle sfilate delle carrozze d’epoca, trainate da cavalli andalusi adorni di fiori. In questo intreccio indissolubile di sacro e profano, di antico e moderno è il fascino della capitale della Andalusia: adiòs, Sevilla, incantada di averti conosciuta!
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La prima cosa bella...": ricordate questa canzone dei primi anni Settanta? Ebbene così s'intitola il film di Virzì, di attuale programmazione nella sale cinematografiche, che la ripropone come colonna sonora insieme ad altre canzonette di quel periodo. Ma, a dispetto del titolo, il film racconta, su due piani temporali, il presente e il passato, indissolubilmemte legati tra loro, la storia molto triste di una famiglia disastrata, dominata, nel bene e nel male, da una madre dal carattere solare, capace anche nei momenti bui di sorridere ai suoi due figli cantando insieme a loro...Preparatevi, con una buona scorta di fazzoletti, a piangere
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Di Giuseppe Moscati conoscevo solo le origini beneventane e probabilmente per l’orgoglio di avere un concittadino santo, sia pur del passato, ho preferito la visione della fiction a lui dedicata allo sterile nonché chiassoso chiacchiericcio politico di “Ballarò” E’ stato ammirevole l’approccio filmico ad un Santo che da medico ha dedicato tutta la sua vita agli ammalati, soprattutto a quelli poveri e soli. Inevitabile il confronto con i medici odierni, troppo frettolosi a volte e poco accorti alla psicologia dei malati, spesso disumanizzati da terapie non sempre opportune ed efficaci. Finalmente un esempio positivo, anche se del passato, che ci rincuora perché la bontà altrui non solo ci consola dai nostri piccoli grandi dolori, ma ci fa diventare solidali con chi è più sfortunato di noi. Intensa l’interpretazione del protagonista, un Beppe Fiorello che ha saputo trasmettere la bontà del suo personaggio con grande immediatezza e semplicità, perché i buoni sono semplici e spontanei: felice chi ha la fortuna di incrociare il loro sguardo ridente e trasparente, perché l’amore, come diceva il medico Santo, torna sempre indietro!
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Ricordate il Romanticismo, quello tutto Sturm und Drang, croce e delizia dei nostri studi scolastici? Ebbene Heidelberg è il Romanticismo fatto città! Molte le sue attrattive: il castello medievale, circondato dallo splendido Hortus Palatinus, realizzato da Federico V, che passò alla storia come il re d’inverno; il “sentiero dei filosofi”, una sorta di balcone naturale con veduta panoramica su tutta la città; il parco del fiume Nekar con i suoi prati verdi, dove è possibile vivere in totale relax il tempo libero tra sport, giochi, letture, picnic;
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Nell'oasi naturale del Parco del Cilento è rinomato per la sua selvaggia bellezza Capo Palinuro. La gita in barca per arrivarci offre uno spettacolo suggestivo. Prima le spiagge sabbiose, protette da dolci colline, di Ascea marina, quindi, arroccata in alto, Pisciotta, poi, quasi all'improvviso, una muraglia verde che si prolunga nel mare con un promontorio dalla forma di una mano gigantesca: Capo Palinuro. Mitico è il luogo come il nome ispirato all'omonimo eroe di virgiliana memoria, fidato nocchiero di Enea nel suo travagliato peregrinare in cerca dell'Italia.Qui è tutto un susseguirsi di grotte: la grotta azzurra, che non teme il confronto con l'omonima e più famosa grotta caprese; la grotta verde, dalle acque smeraldine; la grotta sulfurea, coperta da esalazioni di zolfo; la grotta dalla forma di teschio detta delle ossa perchè vi sono stati trovati i fossili di uomini preistorici; la grotta di Polifemo, il gigante omerico dall'unico occhio...C'è molto epos nell'impervio paesaggio: costoni di rocce, alti fino a cento metri, scendono a picco in un mare che trascolora, asseconda della sua profondità, dal blu cobalto al verde smeraldo. L'isoletta del Coniglio protegge dalle correnti marine calette solitarie come quella "del dolce dormire" Ed è qui che la barca lascia me e i miei compagni di avventura, quasi naufraghi per caso su un'isola deserta. Un benessere totale, fisico e mentale, dolcemente ci invade: distesi sulla sabbia sottile o immersi in acque cristalline ascoltiamo la voce del mare che racconta di traversate remote, di mostri mitologici, di eroi leggendari...Così la memoria antica cancella, sia pure temporaneamente, la memoria recente con il vuoto delle parole e dei sentimenti, con il disagio dei valori perduti, con l'angustia dell'incerto futuro. In barca, sulla via del ritorno, rimane impresso sulla pelle e nel cuore, insieme al sapore del mare e alle emozioni vissute, l'imperativo categorico di salvaguardare dal bieco affarismo del cemento e dal cinico arrivismo dei nostri tempi quel che resta ancora di natura incontaminata nel nostro disastrato Paese.
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Paestum-Poseidonia: un doppio nome, l'uno latino, l'altro greco, per un luogo straordinario, sorprendentemente risparmiato dal tempo e dagli uomini! Nella piana assolata, qua e là rinfrancata dall'ombra di alberi secolari, regna sovrano un sacro silenzio che neppure il mare, non lontano, osa profanare. Templi svettanti nell'azzurro terso del cielo d'estate catturano gli sguardi di visitatori incantati dinanzi a tanta armonia di forme e di pensiero. In questa terra baciata dal sole e cullata dal mare giunsero in un remoto passato coloni greci che sotto la guida dell'ecista vi fondarono una città chiamata Poseidonia dal nome del dio del mare, Poseidone, in cui onore eressero il Poseidon, ma anche un tempio ad Era e uno a Cerere: un'ottava meraviglia, se gli antichi non si fossero fermati, nel computo, alla settima...Non è difficile immaginarli nel loro originario splendore: marmi ploicromi a decorare le colonne e i frontoni e nelle celle statue, forse crisoelefantine, di dei antropomorfi, agli uomini simili nell'aspetto e nelle passioni, ma non nell'eterna giovinezza. Qui, come a Segesta e a Selinunte, nella valle dei templi ad Agrigento e sull'acropoli di Atene, l'Essere di Parmenide ha trionfato sul Divenire di Eraclito: passano i secoli e innumerevoli generazioni di uomini, ma non le opere grandiose dell'ingegno umano; crollano imperi potenti e fiorenti civiltà, ma non i templi di Paestum, che, sottraendo agli dei il dono dell'immortalità, rimangono eterni nel tempo e nello spazio!
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La mia mucca è turchina, si chiama Carletto, le piace andare in tram senza pagare il biglietto Confina a nord con le corna, a sud con la coda. Porta un vecchio cappotto e scarpe fuori moda, La sua superficie non l'ho mai misurata, dev'essere un po'' meno della Basilicata. La mia mucca è buona e quando crescerà sarà la consolazione di mamma e di papà. ( Signor maestro,il mio tema potrà forse meravigliarla: io la mucca non ce l'ho, ho dovuto inventarla.)in fondo cos'è un compleanno : è solo un giorno in più.
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L'adorabile "spaccone" non è più: la sua lunga estate calda è finita. Per sempre. Ora anche lassù qualcuno lo ama! Altro che il colore dei soldi: è l'azzurro dei suoi occhi che rimpiangeremo! Il verdetto è compiuto, il sipario è strappato: con lui vola via la dolce ala della nostra giovinezza...Addio Paul, addio Newman!
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molto , ma anche, talvolta, a sorridere
, come nell'epilogo del film, che si conclude con il bagno catartico del figlio maggiore in quel di Livorno. Buona visione!


































